Luce solare e vitiligine



 

 

 


La luce è costituita da pacchetti di energia, i fotoni, che si muovono attraverso lo spazio sotto forma di onde elettromagnetiche (o radiazioni) la cui lunghezza d'onda determina la quantità di fotoni utilizzabili dall'organismo: il positivo effetto biologico di una radiazione dipende quindi esclusivamente dalla sua lunghezza d'onda. Secondo una classificazione basata sulle lunghezze d'onda, la luce solare risulta composta (Fig. 10) da radiazioni ultraviolette (UV), radiazioni visibili (violetto, indaco, blu, verde, giallo, arancione, rosso) e infrarosso (IR). All'ultravioletto (UV) si devono i massimi benefici fototerapeutici della luce; i raggi ultravioletti vengono a loro volta distinti, in base alla loro lunghezza d'onda misurata in nanometri (nm), in UVC (200-260 nm), UVB (261-310 nm) e UVA (311-400 nm). L'azione iperpigmentante della luce solare è nota da sempre: è esponendosi all'intensa luce naturale dei mesi estivi o dei tropici o in alta montagna che ci si abbronza. Sono gli UVB, in essa contenuti, in grado di riattivare la formazione dei melanociti mancanti e quindi la produzione di melanina nelle macchie cutanee di vitiligine. Gli UVB, salvo nella zona tropicale, e in alta montagna, sono presenti nella luce solare solo nei mesi estivi (nella quantità dello 0,2% e nelle zone industrializzate, comprendente una buona parte della superficie terrestre, perfino 0,02%), quantità che tuttavia può svolgere una positiva azione coadiuvante se l'esposizione alla luce solare, dei mesi estivi o dell'alta montagna, avviene dopo un sufficiente numero di sedute di Ratok®terapia. Nessun interesse rivestono, relativamente alla vitiligine, l'IR e gli UVC. Gli UVA, presenti nella luce solare in ragione del 4,8%, incrementano solamente la colorazione della melanina, già presente, provocano una rapida ma temporanea abbronzatura della cute ma non essendo in grado di promuovere la melanogenesi non possono repigmentare le chiazze di vitiligine. Penetrando inoltre fino al secondo strato della cute, il derma, gli UVA possono generare i noti danni cutanei da fotoinvecchiamento, cosa non possibile con gli UVB che non penetrano oltre il sottilissimo primo strato della pelle, l'epidermide.